Manifesto di Provita in difesa della vita e contro l’aborto fa impazzire femministe ed estremiste di sinistra




ROMA – La sinistra e le svergognate femministe si mettano l’anima in pace, c’è chi non la pensa come loro, soprattutto sulle questioni di coscienza come la famiglia, il matrimonio e il concepimento. A Roma gli attivisti della onlus ProVita fanno affiggere un maxi cartellone contro l’aborto e per la difesa della vita,  con un messaggio per sensibilizzare le coscienze. Un messaggio positivo che Riscatto Nazionale sostiene e condivide, soprattutto in un’epoca di crisi demografica che stiamo vivendo. Ma la sinistra, che sbandiera la libertà di espressione solo per chi la pensa come loro, fa scoppiare la polemica e chiede al sindaco Raggi di farlo muovere.

“Tu eri così a 11 settimane. Tutti i tuoi organi erano presenti, il tuo cuore batteva già dalla terza settimana dopo il concepimento, già ti succhiavi il pollice.

E ora sei qui perché tua mamma non ti ha abortito”.

È il maxi manifesto anti aborto affisso dalla onlus ProVita: un cartellone di 7 metri per 11 che ritrae l’immagine di un embrione di 11 settimane (guarda) e che, nell’intenzione dell’associazione, vuole “scuotere milioni di coscienze” e ricordare “a Roma, all’Italia e a tutto il mondo che l’interruzione volontaria della gravidanza (Ivg) sopprime un essere vivente” in occasione del 22 maggio, anniversario della legalizzazione dell’aborto volontario.

“Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza, fu chiamata la legge 194 del 1978, che ben poco si è preoccupata di tutelare la maternità, consentendo invece di sopprimere bambini non ancora nati”, spiegano da ProVita, “Dal 1978, sono stati più di 6 milioni quelli uccisi dall’aborto, senza contare le vite che si sopprimono in solitudine, tra le pareti domestiche, con le pillole abortive fra le quali la Ru 486, il pesticida umano, che ha già causato quasi 30 morti anche tra le donne che l’hanno assunta”.

“Ma è concepibile che in un’Italia, dove solo il 38% dei malati di tumore può accedere alle cure palliative e dove circa 200mila anziani o disabili sono rispediti a casa ogni anno dagli ospedali pubblici, per mancanza di fondi per la sanità, lo Stato spenda centinaia di milioni di euro di fondi pubblici per finanziare scelte individuali che causano l’eliminazione di esseri umani, e che non sono condivise da una grande fetta della popolazione?”, protesta a Toni Brandi, presidente della onlus che ha lanciato una petizione “affinché il ministero della Salute garantisca che le donne vengano messe a conoscenza delle conseguenze, provocate dall’aborto volontario sulla loro salute fisica e psichica”.

Una campagna che non poteva non suscitare polemiche. In molti sui social, come racconta RomaToday, parlano di “roba indegna” o “manifesto disgustoso” che fa “davvero vomitare”. E le donne del Pd e della Lista Civica “RomaTornaRoma” sono arrivate a presentare una mozione “per chiedere al Campidoglio la rimozione immediata di questi manifesti”.

con fonte Il Giornale

redazione riscattonazionale.org