Premier, Ue e migranti, è rottura tra Salvini-Di Maio: i 2 leader chiedono tempo, ma il voto si riavvicina




La nascita del Governo Lega-M5S è sempre più in salita, i nodi da sciogliere sono la premiership, i rapporti con la dittatura Ue e la lotta all’immigrazione clandestina, Salvini ha chiesto mani libere. I due leader chiedono ancora tempo ma le elezioni anticipate sono sempre più vicine. L’eventuale voto favorirebbe Salvini e il centro-destra, in testa nei sondaggi, ma sarebbe un mezzo disastro per Di Maio, in caduta libera.

Roma, 15 mag – Alla fine il nome del premier non c’era. Ieri Salvini e Di Maio sono saliti al Colle per chiedere altro tempo al presidente Mattarella. Ora avranno fino al massimo a lunedì prossimo, ma dopo un avvio promettente della trattativa, il governo giallo-verde appare più lontano. Non è solo il nome del premier ad allontanare nuovamente il leader della Lega da quello dei 5 Stelle, ma anche differenze sostanziali sul programma.

Ieri Salvini ha indicato chiaramente quali sono i punti di distanza. Uno su tutti, l’emergenza immigrazione. La Lega propone i rimpatri di massa per gli stranieri irregolari e l’introduzione del reato di immigrazione clandestina. Il M5S invece spinge per siglare patti bilaterali con i Paesi d’origine.

Il clima lascia presagire che i due partiti si stiano preparando anche a un eventuale voto anticipato, con dichiarazioni da campagna elettorale. Non a caso, se da un lato Di Maio dopo aver parlato con Mattarella ha annunciato il voto online degli iscritti sul contratto di governo sulla piattaforma Rousseau, che avverrà quasi sicuramente prima del week end, dall’altro, la Lega scenderà nelle piazze italiane sabato e domenica prossimi e organizzerà un referendum nei gazebo.Insomma, la parola alla base elettorale. Anche per tastare il terreno.

Per quanto riguarda il nome del premier, lo scontro è in atto: Di Maio vuole andare a tutti i costi a Palazzo Chigi, Salvini ha proposto Giorgetti, che però è stato bocciato. L’economista Sapelli sembrava essere papabile, ma è stato “bruciato” (e non piaceva a Mattarella). Bocciata anche l’ipotesi della staffetta di governo tra i due leader, perché troppo “prima Repubblica”. Sulla figura “terza” nessun accordo.

Il nodo è cruciale: il presidente del Consiglio è l’interlocutore del Colle ed è il responsabile della linea politica del governo. Non si può proporre a Mattarella una sorta di “prestanome”, una figura di basso profilo, un mero esecutore della linea politica di Lega e 5 Stelle. E sul nome “di alto profilo politico” è chiaro che il suo orientamento condizionerebbe la linea di governo, più verso i 5 Stelle oppure più vicino alla Lega.

Quello che Salvini non vuole fare è il vice di Di Maio e anzi ha rilanciato, chiedendo “mano libera” sugli immigrati, una posizione più netta nei confronti dell’Ue (l’Italia deve assumere maggior peso sul tavolo di Bruxelles) e contro quei “vincoli esterni” che il Quirinale ricorda a ogni piè sospinto“carta bianca” nell’abolizione della legge Fornerole grandi opere infrastrutturali (che i grillini non vogliono).

Ora Salvini è pronto anche al voto, insieme al centrodestra ma sicuro di rafforzare ulteriormente la sua leadership nella coalizione. Ieri al Quirinale, il capo politico della Lega ha ringraziato “il presidente Berlusconi e il presidente Meloni”. Insomma, il messaggio era: “Sono qui anche a nome loro, in nome del loro programma”. “O si comincia o ci salutiamo”: ultimo avvertimento.
Sì, perché il leader della Lega è convinto che dopo i “due forni”, l’apertura all’odiato Pd, i “tira e molla” su praticamente tutto il programma elettorale da un lato Di Maio si è bruciato (e se si ripresentasse come candidato premier potrebbe subire una sonora sconfitta), dall’altro la base elettorale pentastellata delusa potrebbe guardare alla Lega. Insomma, Salvini inizia a credere che alle prossime elezioni potrebbe vincere lui.

Di Adolfo Spezzaferro

Con fonte Il Primato Nazionale

redazione riscattonazionale.org