La Guardia Costiera libica incoraggia Salvini: “Serve il blocco navale. La politica buonista crea solo problemi”




La Guardia Costiera libica benedice l’iniziativa del ministro Matteo Salvini e del governo populista di chiudere i porti alle navi delle Ong scafiste. Tripoli incoraggia l’Italia: “Serve il blocco navale. La politica buonista (del PD complice dei trafficanti di carne umana ndr.) crea solo problemi”.

Una nave ferma al centro del Mediterraneo, due sponde del Mare Nostrum in agitazione per quanto accaduto con la vicenda Aquarius.  Si possono sintetizzare così le ultime 48 ore, tra le più calde di sempre (e non solo per le vicende climatiche) vissute dal Mediterraneo negli ultimi tempi. Ben si conoscono le posizioni sulla sponda europea: c’è chi plaude all’iniziativa di Salvini di bloccare la nave e chiudere i porti italiani ai mezzi delle Ong, c’è chi invece è pronto anche a battaglie legali per andare contro questa decisione. In pochi al momento, sia da una parte che dall’altra, hanno raccolto e preso in considerazione quanto invece viene affermato in tal senso sull’altra sponde del Mediterraneo.

I vertici della guardia costiera libica plaudono alla posizione italiana

Come ben si sa, le istituzioni in Libia sono collassate dopo il crollo del regime di Gheddafi nel 2011: difficile parlare di Stato, di nazioni o di ogni pur basilare forma di convivenza interna ad un determinato novero di leggi. Volendo un po’ semplificare, in Libia oggi esistono due poteri: quello con sede in Cirenaica, identificato con il generale Haftar e con il governo di riferimento stanziato tra Tobruk e Beida, e quello con sede a Tripoli

L’Onu riconosce come unico governo quello di Tripoli guidato da Al Serraj, il quale però nei fatti non riesce a controllare per intero nemmeno la capitale. Questo esecutivo, con cui l’Italia interloquisce, appare debole e soltanto l’aiuto di alcune milizie come quelle ad esempio di Misurata permette un minimo di controllo del territorio. Per il resto però, la Tripolitania tutta è nel caos più totale: bande in guerra tra loro, gruppi islamisti e milizie armate nate durante e dopo la guerra della Nato contro Gheddafi, nella regione è un tutti contro tutti. Pur tuttavia, il governo di Tripoli prova quantomeno a formare un nucleo di quello che in futuro potrebbe essere il nuovo Stato libico.

Ad esempio, uno degli sforzi maggiori riguarda la creazione ed il potenziamento della guardia costiera. Già ai tempi di Gheddafi l’Italia, proprio in funzione di contrasto all’immigrazione dall’Africa, aveva inviato mezzi e soldi per potenziare la guardia costiera locale: con il governo guidato da Al Serraj Roma ha provato medesima strada lo scorso anno, almeno sulla carta. Nell’agosto 2017, gli accordi tra Roma e Tripoli prevedevano proprio questo: addestramento e potenziamento dei mezzi della guardia costiera locale. In realtà poi è stato dimostrato come almeno in parte i soldi sono giunti alle milizie che controllavano la tratta di esseri umani, al fine di evitare nuove partenze.

A parlare in queste ore sono proprio i vertici della guardia costiera locale, la quale prova ad avere un minimo di giurisdizione e controllo almeno su Tripoli. Formata da ex ufficiali operanti durante gli anni di Gheddafi, da milizie armate e da fazioni che hanno preso potere dopo la fine del rais, la guardia costiera locale si dice impotente nel poter fermare i flussi di migranti verso l’Italia. Ma alcuni portavoce hanno dichiarato di vedere nella mossa di Salvini un primo positivo passo in avanti: “La chiusura dei porti – afferma Ayoub Qasem, comandante della guardia costiera a Tripoli – Aiuterà nel nostro intento. Se l’Italia chiude i porti nel lungo periodo le partenze dalle nostre coste diminuiranno”.

Con fonte Il Giornale

redazione riscattonazionale.org

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